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Aligi Sassu

Aligi Sassu

Pittore e scultore

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Presentazione

Aligi Sassu nasce a Milano il 17 luglio 1912 da padre sardo e madre emiliana. Dal 1921 trascorre alcuni anni della sua infanzia a Thiesi (Sassari) con la famiglia, per ritornare definitivamente a Milano qualche anno più tardi. Nel 1925 lavora come apprendista presso la litografia milanese La Presse.

Nel 1926 lavora con un artigiano a decorazioni murali, impratichendosi nelle tecniche pittoriche. Frequenta i corsi serali dell’Accademia di Brera e coltiva la passione per la letteratura frequentando le biblioteche milanesi, particolarmente attratto da testi e riviste futuriste. In seguito alla lettura del libro Pittura e scultura futuriste di Umberto Boccioni, acquistato all’età di quindici anni, approfondisce la ricerca pittorica in questa direzione. L’avvicinamento al movimento avviene insieme all’amico Bruno Munari, con il quale decide di presentarsi all’incontro che Filippo Tommaso Marinetti aveva organizzato con alcuni artisti all’Hotel Corso di Milano. Nel novembre-dicembre partecipa alla “Mostra dei trentaquattro pittori futuristi” alla Galleria Pesaro di Milano con l’opera La madre. È allora che va costituendosi il nuovo gruppo futurista milanese con Munari e, appunto, Sassu tra i promotori.

Frequenta i primi due anni del liceo all’Accademia di Brera. È tra i suoi insegnanti di pittura, per un solo anno, Antonio Ambrogio Alciati. A Brera conosce e frequenta Broggini, Fontana, Grosso, Lilloni, Spilimbergo. Con Munari redige il Manifesto della pittura “Dinamismo e riforma muscolare”, datato 31 marzo 1928. Il testo, dattiloscritto, rimarrà inedito fino alla pubblicazione nel 1977 nel volumetto Sassu futurista di Luciano De Maria. A quell’epoca aveva già probabilmente scritto un abbozzo di Manifesto all’eterna giovinezza, reso noto solo nel 1999 dall’autobiografia dell’artista. In aprile, su invito di Marinetti, espone due opere alla XVI Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia: Nudo plastico e Uomo che si abbevera alla sorgente. Alla fine del 1928 partecipa con le opere Guerra e Costruzione alla “Mostra d’arte Futurista, Novecentista, Strapaesana” a Mantova. Tra il 1928 e il 1929 esegue delle illustrazioni per il romanzo marinettiano Mafarka il futurista.
Nel 1929 si allontana progressivamente dal movimento futurista e si avvicina al primitivismo, sperimentato in vedute e opere di figura. Abbandonata l’Accademia di Brera per motivi economici, frequenta a Milano la Libera Accademia L’Avanguardia Artistica aperta dal gallerista Barbaroux, dove ha modo di conoscere Birolli, Tomea e, l’anno successivo, Manzù. Nei mesi di giugno e luglio Sassu organizza una mostra collettiva nei locali di un dopolavoro in via Piero della Francesca ed espone, sempre in una collettiva, nel ridotto del Teatro Arcimboldi a Milano, diretto da Ettore Gian Ferrari. Il 16 novembre conosce Edoardo Persico all’inaugurazione della mostra dei Sei di Torino alla Galleria Bardi di Milano. Insieme al fratello Francesco coltiva la passione per la bicicletta prendendo parte, come dilettante, ad alcune competizioni. È da questa esperienza e in questo momento che ha origine la serie dei Ciclisti.

In seguito alla chiusura della Libera Accademia L’Avanguardia Artistica, nella primavera del 1930, Sassu affitta, insieme a Manzù, un piccolo studio in Piazza Susa dove poter lavorare.
In aprile espone con Grassi, Manzù, Occhetti, Pancheri e Strada in una collettiva alla Galleria Milano: l’esposizione, presentata da Raffaello Giolli, riscuote un buon successo. In novembre è presente alla Galleria del Milione nella collettiva “Opere e studi di artisti lombardi” organizzata da Persico. In antitesi a Novecento, prosegue sulla via primitivista con la serie dei Ciclisti e, anche per influsso di Persico, con opere a soggetto sacro. Avvia inoltre la serie degli Uomini rossi alla quale si dedicherà per oltre tre anni producendo più di cinquecento opere: dioscuri, argonauti, giocatori di dadi, calciatori, pugili, suonatori, pastori costituiscono un importante capitolo dell’iter produttivo di Aligi Sassu. La dominante del rosso che caratterizza il ciclo rappresenta una svolta significativa per la pittura italiana degli anni trenta, numerosissime sono le recensioni che la critica dedica a questa serie. Nel 1931, continuando sui filoni tematici dell’anno precedente, presenta alcune opere (tra esse
I Dioscuri, Le maschere e Il ragazzo con la colomba) in una sala espositiva diretta da Giolli nella Galleria De Cristoforis di Milano. Nell’aprile 1932 espone alla Galleria del Milione con Birolli, Cortese, Grosso, Manzù e Tomea. In questa sede vengono presentate, insieme ai Ciclisti, opere raffiguranti i giocatori di dadi e i dioscuri. Nello stesso anno conosce, tramite Persico, Carlo Levi e inizia una collaborazione con la rivista “Il Frontespizio”. La frequentazione delle lezioni di filosofia tenute da Banfi e frequentate assiduamente da Sassu, sti­­­­molano l’artista ad approfondire lo studio di Marx.
Il giovane Sandro Bini redige il primo studio critico sul pittore: Aligi Sassu, fisime e nostalgie della critica. Continua a dipingere opere di tema sacro e si dedica al nuovo filone delle Battaglie. In questo periodo si reca in bicicletta a Firenze, dove rimane impressionato dalla pittura di Beato Angelico – che ha modo di apprezzare nel convento di San Marco – e dalla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, esposta agli Uffizi. Nel 1933 si dedica alla realizzazione della serie degli Argonauti e prende parte, con l’opera Caffè, a una rassegna d’arte italiana presentata da Dario Sabatello negli Stati Uniti. La poetica di questo nuovo ciclo creativo si ispira inizialmente ai caffè milanesi di quegli anni, ai cui tavolini siedono donne rosse in un clima in bilico tra eros e malinconia.

Nel 1934 espone con Grosso e Manzù alla Galleria delle Tre Arti. Nell’autunno del 1934 parte per Parigi dove rimarrà per circa tre mesi: visita la Biblioteca Sainte Geneviève e i più importanti musei, rimanendo affascinato dalla pittura di Géricault, David e soprattutto Delacroix, ma anche dalle opere di Cézanne e di Renoir. Continua a lavorare alla serie dei Caffè ispirato dalla catena Chez Dupont, da poco inaugurata. Nella capitale francese conosce e frequenta, tra gli altri, San Lazzaro, De Pisis, Lionello Venturi e Fernand Léger e grazie a questi nuovi contatti ha la possibilità di esporre, con Tomea e Gruber, alla Galerie des Quatre Chemins.
La frequentazione dell’amico pugile Cleto Locatelli è lo spunto per la serie di dipinti e disegni illustrante i Pugilatori. Di ritorno in Italia partecipa al dibattito sul ruolo dell’artista, cui Sassu rivendica una funzione sociale; nello stesso periodo inizia l’attività clandestina antifascista insieme a De Grada, Grosso e Guttuso, gruppo che vantava contatti con analoghi organismi in Italia e all’estero. La condivisione degli ideali dell’antifascismo dà origine al Gruppo Rosso, che in connessione con il Gruppo Erba, dalla stessa impostazione politica, opera un’azione di contrasto al potere mediante le manifestazioni di protesta e la diffusione di volantini. Parallelamente frequenta con regolarità Birolli, Migneco, Mucchi, Valenti e Badodi; è in questo contesto che si crea quel particolare clima che tre anni più tardi avrebbe dato origine al movimento di Corrente. Nel 1935 realizza la Fucilazione nelle Asturie, sorta di manifesto dell’opposizione europea al fascismo e compie il secondo viaggio a Parigi. Alla Biennale veneziana del 1936 espone due opere: Chez Dupont e Cavalcata. Nel 1937, a New York, prende parte all’esposizione “Anthology of Contemporary Italian Painting”. Il 6 aprile dello stesso anno è arrestato dalla polizia dell’OVRA (Organizzazione Vigilanza e Repressione Antifascista) che, durante una perquisizione nel suo studio scopre i manifesti sovversivi compilati per la vittoriosa battaglia di Guadalajara e la carta per stamparli. Aligi Sassu, accusato di complotto, è processato e condannato a dieci anni di reclusione. Dopo sei mesi d’isolamento nel carcere di San Vittore a Milano viene trasferito nel reclusorio di Fossano, dove esegue centinaia di studi noti come Disegni dal carcere. Nel frattempo nasce a Milano la rivista “Corrente”. Nel luglio del 1938 Sassu ottiene dal re la grazia; liberato, torna a Milano dove vive nella condizione di “sorvegliato speciale”, col divieto di esporre in pubblico. Continua a dipingere opere di opposizione in cui la metafora politica emerge chiaramente: Spagna 1937, La Morte di Cesare e alcune Crocifissioni. Partecipa al clima della rivista “Corrente”, la cui esperienza culturale termina nel 1940.

Nel 1941 è impegnato in una personale alla Bottega di Corrente, galleria fondata nel dicembre 1940 in via della Spiga 9 a Milano, da Ernesto Treccani, direttore dell’omonima rivista. Nello stesso anno invia al Premio Bergamo La Battaglia dei tre cavalieri che viene però rifiutata. In questi anni riallaccia importanti amicizie con protagonisti del mondo intellettuale e artistico tra i quali Treccani, Quasimodo, Bo, De Grada. Si sposa con Fernanda, dalla quale ha una figlia, Maria Antonietta, che muore di meningite all’età di tre anni. Nel 1942 inizia la serie dei Concili dipingendo Il Concilio di Trento. Lavora alla Deposizione, portata a compimento l’anno successivo, opera nella quale il tema sacro si trasfigura in messaggio di denuncia. Soggiorna ad Albisola presso Tullio Mazzotti dedicandosi all’attività di ceramista. Nel 1943 dipinge a Campodolcino (Sondrio) e in autunno intraprende l’attività partigiana sul Lago d’Iseo con la 52ma Brigata Garibaldina. Colpito dalla fucilazione di partigiani e antifascisti in Piazza Loreto dipinge, in soli due giorni, I martiri di Piazzale Loreto. Nel dopoguerra attiva e continua è la sua presenza nelle mostre più importanti in Italia e all’estero. Frequenta il vivace ambiente culturale ed artistico luganese, legato da amicizia con diversi artisti ticinesi come Marioni, Genucchi, Patocchi, Cotti, Filippini e Rossi. In questi anni realizza numerose cartelle litografiche e opere che illustrano testi classici. Risale a questo momento il ciclo dedicato alla Maison Tellier, ispirato dall’omonima novella scritta da Guy de Maupassant nel 1881 che, se da un lato prosegue il confronto con i testi letterari, dall’altra continua l’indagine, già svolta a partire dagli anni trenta, sulla condizione sociale della prostituzione.

Nel 1948 partecipa per la terza volta alla Biennale di Venezia; lo stesso anno si separa dalla moglie. Nel 1949 espone a Parigi in una mostra dedicata alla pittura italiana. Nel 1950 esegue un affresco sia a Monteponi (Iglesias) che a Sanremo. L’anno successivo espone a Genova, Losanna, Madrid, Nizza e Stoccolma, partecipa alla Quadriennale romana e a una collettiva di pittori italiani contemporanei a Parigi. Nel 1951 Max Schäfler organizza una mostra antologica dedicata a Sassu presso il Museo Civico di Belle Arti di Lugano. Nel 1952 e nel 1954 espone nuovamente alla Biennale di Venezia. Si stabilisce ad Albisola dove, oltre a realizzare numerose ceramiche nelle quali trasferisce le proprie esperienze pittoriche, decora una grande parete con le Cronache d’Albisola. Nella cittadina ligure incontra la cantante colombiana Helenita Olivares che diventerà sua moglie. Nel 1956 compie un lungo viaggio in Cina a capo di una delegazione di artisti italiani: gli appunti e gli schizzi annotati durante il soggiorno saranno rielaborati in alcune incisioni, mentre le suggestioni ricavate dal paesaggio cinese saranno fonte di ispirazione per una serie di opere. Tornato in Sardegna dopo trent’anni realizza opere a carattere storico e religioso. Nel 1962 compie un breve viaggio negli Stati Uniti e al ritorno produce una serie di opere ispirate al mondo degli oppressi e agli spirituals. Nel 1963 apre uno studio a Cala San Vicente (Maiorca), dove trascorrerà lunghi periodi dell’anno: in questo nuovo ambiente nasce la serie delle Tauromachie e una pittura di paesaggio rinnovata. Nel 1965 viene nominato membro del comitato italiano dell’UNESCO per le arti plastiche e due anni più tardi si trasferisce a Monticello Brianza: è questo un periodo di grande fervore creativo (risale a quest’epoca una serie di grandi dipinti fra cui Che Guevara) e di intensa attività espositiva.

Nel 1971 viene invitato a esporre alla mostra internazionale dei “D’Après” al Museo Civico di Belle Arti di Lugano. L’anno successivo esegue i bozzetti per le scene e i costumi della Cavalleria rusticana messa in scena all’Arena di Verona e sposa Helenita Olivares. La Galleria d’Arte Moderna in Vaticano, inaugurata nel 1973, gli dedica una sala. In occasione della riapertura del Teatro Regio di Torino cura le scene e i costumi dei Vespri siciliani. Nel 1974 alla Galleria Portici di Torino vengono esposti per la prima volta i Disegni dal carcere. Sono questi anni di intensa produttività nel campo della grafica: tra questi la serie dei Cavalli innamorati e le acqueforti dedicate a scene dell’Orlando furioso. Nel 1975 la Galleria Trentadue di Milano porpone una mostra in cui sono presentati i paesaggi di Maiorca; nello stesso anno, insieme a Manzù, Sassu riceve il premio “Europa”. In ottobre partecipa a una spedizione nella foresta amazzonica venezuelana. Realizza due grandi mosaici per la chiesa di Sant’Andrea a Pescara. Nel 1977 al Centro Rizzoli di Milano si inaugura l’esposizione “Sassu futurista” curata da Luciano De Maria. Nel 1981 lascia Monticello Brianza e torna a vivere a Milano, nel quartiere di Brera; l’anno seguente la città gli conferisce il riconoscimento “Gli uomini che hanno fatto grande Milano”. In maggio viene presentato il volume I promessi sposi illustrato con 58 suoi acquerelli eseguiti nel 1943.

Importanti musei e gallerie di livello internazionale allestiscono mostre sull’opera di Aligi Sassu (nel 1983 la Galleria Civica di Jesi; nel 1984 il Palazzo dei Diamanti di Ferrara, il museo di Castel Sant’Angelo di Roma, il Palazzo Reale di Milano, le Gallerie Stadthaus e Scheffel di Bad Homburg in Germania; nel 1985 il Musée d’Art Contemporain di Montreal e la National Library of Canada di Ottawa; nel 1986 il Museo Puskin di Mosca). Nel 1987 è nominato cittadino onorario di Palma di Maiorca; nello stesso anno alla Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco di Baviera è allestita una grande antologica con lavori realizzati dal 1927 al 1985. Al Comune di Argenta e al Museo del Paesaggio di Pallanza viene presentata la rassegna “Sassu. Il paesaggio”. Esegue 113 tavole illustranti la Divina Commedia, esposte per la prima volta nel 1987 alla mostra “Sassu e Dante” al Castello Gizzi di Torre de’ Passeri. Festeggia i sessant’anni di lavoro con una grande antologica al Castello di Rivoli. Risale al 1988 una mostra antologica nel prestigioso edificio gotico-catalano della Llonja di Palma di Maiorca. Nel 1989 viene allestita al Palau Robert di Barcellona una mostra, mentre a Ravenna, presso il Centro Dantesco
dei Frati Minori Conventuali, è organizzata l’esposizione delle illustrazioni della Divina Commedia. A Firenze, nel 1990, gli viene conferito il premio “Lorenzo il Magnifico”.

In occasione dei suoi ottant’anni, ottanta opere realizzate tra il 1927 e il 1990, sono ospitate da diversi musei sudamericani, quali il Museu de Arte di San Paolo del Brasile, il Museo de Arte Moderno di Bogotà e il Centro de Arte y Comunicación di Buenos Aires. Nel 1993, dopo due anni di lavoro, porta a termine il grande murale in ceramica intitolato I miti del Mediterraneo per la nuova sede del Parlamento Europeo di Bruxelles. Nel 1994 esegue la cartella di incisioni Manuscriptum commissionatagli dall’Armand Hammer Foundation di Los Angeles in occasione della mostra itinerante “I ponti di Leonardo”. L’anno seguente lavora a due imponenti sculture, Nouredduna e Il Dio Pan esposte a San Marino. In dicembre, presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, si apre la mostra “Aligi Sassu dal 1930 a Corrente”. Nello stesso anno viene nominato Cavaliere della Gran Croce dal Presidente della Repubblica italiana. Nel 1996 presenta al Centro Saint Bénin di Aosta la serie degli Uomini rossi e a Siena, presso Santa Maria della Scala, le tavole della Divina Commedia. Progetta due murali in ceramica raffiguranti La fuga in Egitto e La strage degli Innocenti per l’Oratorio di San Giuseppe a Vezia (Lugano) e lavora alla pala d’altare raffigurante San Giuseppe per il medesimo Oratorio. Lo stesso anno, insieme alla moglie Helenita Olivares, Aligi Sassu dona alla città di Lugano 362 opere (217 dipinti, 130 opere grafiche e 15 sculture) realizzate tra il 1927 e il 1996; nel 1997 è costituita a Lugano la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares, con lo scopo di valorizzare l’opera dell’artista e diffondere la sua arte a livello internazionale. Nello stesso periodo termina la grande scultura in ferro El cavalls que mira el sol de Alcudia commissionatagli dal Governo delle Baleari. Nel 1998 espone le tavole della Divina Commedia alla Galerija Klovicévi Dvori di Zagabria, inaugura il mosaico Prometeo ad Ozieri e presenta il gruppo scultoreo Poseidone dona il cavallo ad Atene in provincia di Firenze. Termina la scultura bronzea Il Ciclista destinata alle Universiadi di Palma di Maiorca del 1999 e nello stesso anno pubblica l’autobiografia intitolata Un grido di colore, in cui ripercorre le tappe significative della sua vita e del suo percorso artistico.

Nel 1999 la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Lugano inaugura una rassegna dedicata all’opera del maestro, presentando la mostra “Sassu futurista 1927-1929”, che è organizzata sia presso la sede luganese della Fondazione, sia presso il Casal Solleric di Palma di Maiorca. Da luglio a settembre Palazzo Strozzi di Firenze ospita una grande antologica dedicata all’artista. A marzo del 2000 nasce la Fondazione Aligi Sassu e Helenita Olivares di Maiorca e a giugno viene presentata ufficialmente a Besana in Brianza l’Associazione Culturale Amici dell’Arte di Aligi Sassu. L’artista si spegne a Pollensa (Maiorca) nel giorno del suo ottantottesimo compleanno, le sue ceneri riposano presso l’Oratorio di San Giuseppe a Vezia.

L’11 ottobre 2000, a tre anni dall’apertura della Fondazione luganese, si inaugura presso il Museo Civico di Belle Arti di Villa Ciani a Lugano la seconda rassegna sull’opera del maestro “Sassu primitivista 1929-1931”; l’anno successivo, l’esposizione dedicata agli Uomini rossi trova spazio nella medesima sede museale. La prima mostra completa sulla produzione ceramica di Sassu è organizzata presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (autunno 2000) e al Museo Civico d’Arte Contemporanea di Albissola Marina (primavera 2001). A settembre 2001 si inaugura a Villa Filippini di Besana in Brianza un’ampia antologica dedicata alla produzione scultorea.
Nell’aprile del 2003 i paesaggi maiorchini della tarda produzione di Sassu sono esposti presso la Galería Joan Oliver Maneu di Palma di Maiorca. Nello stesso anno ha luogo il quarto appuntamento della rassegna dedicata all’opera di Sassu intitolata “Sassu realista 1932-1944” presso il Museo Civico di Belle Arti di Villa Ciani a Lugano, il quale prende in considerazione le opere realizzate fra le due guerre. In autunno l’opera ceramica di Sassu è presentata insieme a quella di Picasso e Fontana a Villa Filippini di Besana in Brianza. L’anno successivo un’ampia antologica gli è dedicata a Nuoro. Il 14 dicembre 2005 il capo dello stato italiano Carlo Azeglio Ciampi conferisce a Sassu, in sua memoria, il diploma di benemerenza di I classe (medaglia d’oro) per la scuola, la cultura e l’arte. Nel 2008 a Palazzo Reale di Milano è organizzata l’esposizione “Aligi Sassu dal mito alla realtà. Dipinti degli Anni Trenta”, mentre nelle sale museali della Rocca Sforzesca di Soncino e a Villa Filippini di Besana in Brianza vengono presentate le opere grafiche di Aligi Sassu e degli artisti di Corrente.